•  

    +39 3453983547

    info@adiura-forli.it

  •  

    Via Ravegnana 117

    47122 FORLÌ

  •  

    Disponibilità Telefonica

    L-V 9:00-18:00 – S 9:00-13:00

  •  

    Orario Ufficio

    su appuntamento telefonico

Una emergenza silenziosa

Adiura ForlìNewsUna emergenza silenziosa

Una emergenza silenziosa

Una nuova emergenza sociale si è diffusa silenziosamente nel nostro paese: la presenza massiccia di persone anziane (over 74) che vivono sole: 2.5 milioni di persone. Rappresentano il 4% circa della popolazione complessiva, ma ben il 40% delle persone oltre 74 anni di età. Le proiezioni demografiche dicono che diventeranno 3,6 milioni nell’arco di 25 anni (2045) e che, a quel punto, rappresenteranno il 6% della popolazione complessiva. Dati impressionanti fotografano il progressivo consolidarsi nel nostro Paese di una emergenza silenziosa che, se non godesse dell’attenzione dei numerosi volontari delle associazioni del terzo settore che si fanno carico dei loro bisogni primari, vivrebbero nella indifferenza generale. Milioni di anziani soli che vivono in centri storici e in periferie spesso in case mediamente molto grandi per le loro esigenze, con barriere architettoniche che rendono complesse anche funzioni elementari, ma che si trasformano in vere forme di detenzione nelle numerosissime abitazioni prive di ascensore. Una situazione che raggiunge picchi di vera drammaticità in quelle aree interne del paese dove antichi centri abitati, deprivati dei minimi servizi sociali, sanitari, commerciali, culturali, continuano ad ospitare anziani soli. Una situazione che pone l’obbligo di porre una nuova attenzione alla problematica dell’invecchiamento ‘inclusivo’ e, in particolare, ai rischi dell’invecchiamento a casa propria con particolare attenzione al tema dell’accessibilità e all’abbattimento delle barriere architettoniche come strategia per migliorare la qualità della vita e l’inclusione sociale degli anziani fragili che vivono a domicilio. In passato il dibattito su tale tema era prevalentemente orientato ad affrontare il problema del “disabile” (come antitesi al “normodotato” o “normale”), riferendosi a coloro che presentavano una riduzione delle funzioni motorie e/o sensoriali, la cui “icona” veniva ricondotta alla persona costretta a muoversi in carrozzina, al cieco, al sordo muto, ecc.. Una nuova cultura della progettazione inclusiva, conduce alla ridefinizione del concetto di disabilità che tende a considerare tutte le persone che, per motivi diversi, sia temporaneamente che permanentemente, hanno difficoltà a svolgere una serie di azioni, anche a causa di limitazioni derivanti dall’ambiente costruito. L’estensione di tale concetto coinvolge come nuovi utenti tutte le persone anziane che, ..…., portano i segni del passare del tempo, con le derivanti riduzioni delle capacità fisiche e sensoriali, le quali vanno considerate, per l’appunto, disabilitanti. Questo nuovo orizzonte evidentemente travalica in confini strettamente abitativi e chiama in causa tanto la qualità dei relativi contesti urbani e territoriali di vita dell’anziano, quanto la presenza di reti famigliari e di vicinato e quanto queste svolgano azioni compensative di assistenza agli anziani rispetto all’azione pubblica. Nello stesso tempo fa emergere il problema sulla qualità dei modelli abitativi tradizionali e sulla loro adeguatezza a far fronte alle esigenze di una società sempre più longeva. La volontà degli anziani infatti è di invecchiare nel proprio ambiente domestico, confermando l’importanza di intervenire in maniera consapevole sul patrimonio edilizio esistente, rendendolo age-friendly. Una consapevolezza che non può più essere affidata alle erratiche sensibilità di progettisti e amministratori, ma deve basarsi su una metodologia rigorosa che, attraverso un sistema di indicatori, sia in grado di misurare la qualità dell’abitazione riferita alla sua capacità di favorire la vita degli anziani e si prefigura quale strumento di supporto per la progettazione di nuovi edifici residenziali o degli interventi da eseguire sul patrimonio abitativo esistente. E’ perciò importantissimo  favorire l’affermazione del diritto di invecchiare a casa propria, esplorando con un approccio multidisciplinare il tema della condizione di fragilità dell’anziano solo e i relativi rischi di isolamento sociale, con l’obiettivo di delineare possibili azioni e strategie a sostegno del miglioramento della qualità della vita dell’anziano fragile e di un invecchiamento più sereno e sicuro nella propria abitazione.

FONTE: https://www.abitareeanziani.it/wp-content/uploads/2020/01/AeA_Magazine_01-2020_completo.pdf