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Priorità vaccinale, medici e docenti in prima fila. Ma il rischio Covid non risparmia cassieri e commessi

Adiura ForlìNewsPriorità vaccinale, medici e docenti in prima fila. Ma il rischio Covid non risparmia cassieri e commessi

Priorità vaccinale, medici e docenti in prima fila. Ma il rischio Covid non risparmia cassieri e commessi

In Sicilia, e non solo, lavoratori dei supermercati mobilitati, a macchia di leopardo e senza un reale coordinamento, per sostenere “il diritto di essere vaccinati” in via prioritaria. Dopo mesi in prima linea, a contatto con clienti e fornitori per garantire un servizio essenziale, chiedono di avere una corsia preferenziale che il Piano vaccinale non prevede. Come loro, fanno sentire la loro protesta anche altre categorie, dagli avvocati alle badanti. Ma quanto è giustificata, dati alla mano, la richiesta dei cassieri della grande distribuzione? In altre parole, è possibile “misurare” il rischio contagio di una categoria professionale? Facciamo prima un passo indietro, per capire innanzitutto quali sono i criteri della vaccinazione in via prioritaria. Il Piano vaccini e le sue norme attuative, promossi dal Governo Conte prima e dall’Esecutivo Draghi poi, prevedono varie fasi di vaccinazione. E, per ciascuna, individuano specifiche categorie di cittadini da “mettere in sicurezza” con la somministrazione dei farmaci anti-Covid. In estrema sintesi la priorità per la Fase 1 è la vaccinazione degli operatori sanitari e sociosanitari, il personale e gli ospiti delle residenze per anziani, e gli anziani over 80. La Fase 2individua sei categorie prioritarie. Si tratta delle persone estremamente vulnerabili (1), gli anziani tra i 70 e i 79 anni (2 e 3); le persone tra i 16 e i 69anni con aumentato rischio clinico se infettate da Covid-19 (4); i 55-69enni senza condizioni che aumentano il rischio clinico (5) e infine i cittadini tra i 18 e i 54 anni senza condizioni che aumentano il rischio clinico (6).

Il personale scolastico e universitario docente e non docente, le Forze armate e di Polizia, detenuti e personale carcerario e dei luoghi di comunità e, in generale, gli addetti ai servizi essenziali non hanno un ordine di priorità predefinito, ma saranno vaccinate in contemporanea alle categorie sopra descritte “in caso di disponibilità di vaccini”. E questo “in maniera da incrementare nel minor tempo possibile il numero di persone in grado di acquisire protezione rispetto all’infezione da Sars-Cov-2”.

Il criterio è dunque essenzialmente quello anagrafico, quindi con precedenza ai più anziani, con un’attenzione prioritaria alle categorie professionali ritenute a più alta probabilità di contagio (medici, infermieri, operatori sanitari, personale Rsa), a chi lavora o vive nei setting a rischio (penitenziari e luoghi di comunità), o svolge un lavoro di particolare rilevanza sociale (docenti e personale scolastico) o garantisce un servizio essenziale (Forze armate, Forze di Polizia).

FONTE: https://www.ilsole24ore.com/art/priorita-vaccinale-medici-e-docenti-prima-fila-ma-rischio-covid-non-risparmia-cassieri-e-commessi-ADRSnjRB