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Convivere con l’Alzheimer ai tempi del Coronavirus

Adiura ForlìNewsConvivere con l’Alzheimer ai tempi del Coronavirus

Assistere un malato di Alzheimer è più difficile del solito, ai tempi della pandemia di Coronavirus. Se in questa fase alcuni di loro stanno tirando un  sospiro di sollievo, nel momento in cui si guarda al numero di vittime che l’infezione sta mietendo all’interno di residenze sanitarie assistenziali (Rsa) e case di riposo, non è comunque semplice stare in casa 24 ore su 24 accanto a un genitore (o a un altro parente) alle prese con la più comune forma di demenza (o comunque con una di esse). Alla fragilità, in una fase che proprio per questa ragione potrebbe per loro protrarsi fino alle porte dell’estate, si sommano la difficoltà nel comprendere quanto stia accadendo e il rischio che questo isolamento possa far peggiorare le condizioni, fisiche e cognitive.

Per chi è chiamato a stare accanto ai malati, come ad esempio, Adiura Forlì, società dedita all’assistenza, in casa o in ospedale, di anziani, ammalati, o comunque, di tutti coloro che necessitano di tali servizi, Federazione Alzheimer Italia ha redatto un decalogo di consigli utili a riempire i vuoti di queste giornate (il documento completo è riportato nelle fonti). «Per prima cosa, è opportuno programmare le attività e riuscire a mantenere una scansione simile di tutte le giornate – afferma Francesca Arosio, psicologa della Fondazione -. Ciò vuol dire fissare e rispettare per esempio gli orari delle attività, dei pasti e del riposo. In questo modo sarà più semplice anche ridurre la comparsa di quei sintomi che, nelle persone affette da una demenza, spesso si manifestano dall’ora del tramonto in avanti: come lo stato confusionale, l’agitazione e i deliri. In questo modo si aiuterà la persona malata, e indirettamente anche chi è al suo fianco, a trascorrere una notte più serena».

Un’altra opportunità è rappresentata dal recupero della memoria. Molti italiani stanno approfittando del tempo da trascorrere in casa per fare ordine tra librifotografie e ritagli di giornale. Un’attività – quella della riscoperta del passato – che può essere utile a maggior ragione se si è accanto a una persona colpita da una forma di demenza. «In questo modo, recuperando anche oggetti come i gioielli o un portafoglio, possiamo stimolare la memoria individuale degli anziani e mantenere in loro vive le informazioni riguardanti i membri della famiglia», aggiunge la specialista. «Se un genitore malato non ricorda i nomi, il consiglio è quello di sollecitare le risposte con calma e ironia». Il tempo può essere riempito anche con la musica, prediligendo quella che la persona apprezzava e che potrebbe ricordare più facilmente.

Per queste persone è importante anche essere coinvolte in quelle attività che si stanno portando avanti in questi giorni: il cambio di stagione, l’inventario per la spesa, il riordino dei cassetti, la pianificazione dei pasti della giornata, il rammendo di un abito scucito. Tutto ciò, naturalmente, rispettando le possibilità della persona assistita. Il tempo può essere occupato anche dando spazio alla creatività. Ecco allora che, secondo l’esperta, «si può giocare con pasta, riso, legumi e cereali», chiedendo agli anziani, per esempio, di suddividerli in base al colore o alla tipologia o «di creare una collana usando un filo e i diversi formati di pasta». Ciò che conta non è il risultato, che potrà anche non essere perfetto. Ma l’impegno a cui sono chiamate queste persone, in giornate che rischiano di essere più lunghe da riempire rispetto a quanto era possibile fare fino a un mese fa. Via libera, per questo, pure ai disegni.

Pianificare la giornata è fondamentale, si diceva. Due «caselle» da riempire sono quelle del pranzo e della cena. Anche in questo caso, gli anziani possono essere preziosi. «Cucinare insieme può rappresentare un valido momento di svago e passatempo – prosegue Arosio -. Con la persona assistita si può pensare assieme a cosa preparare, compilare la lista degli ingredienti mancanti e farsi aiutare nella preparazione di ciò che ci serve per cucinare». Via libera allora a lasciare ai «nonni» il compito di tagliare zucchine, patate e carote (meglio se con un coltello poco affilato) o di stendere l’impasto per una torta o per una focaccia. «In questo modo si offre agli anziani la possibilità di sentirsi capaci, oltre che utili. E si contribuisce a migliorare l’autostima delle persone affette da una demenza».

Garantire il movimento ai malati – in base a quelle che sono le possibilità di ognuno – è un altro dei consigli riportati dalla Federazione Alzheimer Italia. Li si può far camminare lungo il corridoio, su un terrazzo o per le scale di un palazzo: a seconda di quelli degli spazi disponibili. Oppure portarli con noi quando andiamo a buttare la spazzatura o fino al cancello del cortile. Infine, non potendo agire diversamente, fare di necessità virtù, muovendosi sul posto: facendo su e giù dalla sedia, sollevando le ginocchia o le punte dei piedi da seduti, alzando una gamba per volta e sollevando le braccia verso l’alto. Si tratta di indicazioni che le famiglie dei malati conoscono da tempo, e che a maggior ragione è il caso di mettere in atto in questo periodo.

FONTE: https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/neuroscienze/convivere-con-lalzheimer-ai-tempi-del-coronavirus